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L’Abbazia arricchita di
beni e privilegi, venne sin dalla nascita dichiarata ABBAZIA NULLIUS, sottomessa unicamente al Romano Pontefice.Considerata
l’importanza di questo luogo anche come punto di riferimento con i
centri vicini,e soprattutto come punto di difesa di questo litorale, il
Conte Ruggero vi feceun castello,
fortificando l’intera rupe con grosse mura di cinta e altre opere di
difesa. In pochi decenni diviene centro politico, amministrativo e
commerciale di un vasto feudo, che annovera il possesso di ben 33 chiese
con relative pertinenze: 11 in Calabria e 22 in Sicilia. La fama ed il
prestigio di questa fortificazione militare e soprattutto di religione
cattolica, in territori da pochi strappati al dominio Bizantino-Arabo e quindi di
religione legata al culto greco-pagano e tale che, quando Ruggero II
primo Re di Sicilia, dispone la fondazione del Vescovado di Cefalù,
viene personalmente a Bagnara, e affida al capitolo dell’Abbazia di
Bagnara le redini di tale Vescovado: i primi due Vescovi di Cefalù,
Locelmo e Arduino, e sembra anche Daniele, provenivano dall’Abbazia di
Santa Maria e dei XII Apostoli di Bagnara. Il nostro priore insignito,
della carica di feudatario e Castellano, rimase sempre fedele alla
dinastia Normanno-Sveva, ragion per cui nelle accanite lotte tra Chiesa
ed Impero scoppiata al tempo di Federico II, con la disfatta della
dinastia Sveva, la chiesa di Bagnara venne, ad opera di Alessandro IV,
proditoriamente sottomessa alla Chiesa di Santa Maria di Anagni intorno
al 1255. Nel 1419, la Regina Giovanna D’Angiò, rinviene libero perché
demaniale, il feudo di Bagnara e lo pignora a Carlo Ruffo Conte di Sino
poli, per la somma di 12.000 ducati. Da qui ebbe origine la
denominazione dei Ruffo a Bagnara. I Ruffo non restituiranno mai più il
feudo di Bagnara, nonostante nel 1428 la stessa Regina Giovanna l’avesse
reclamato. I Ruffo, sempre più potenti, compreranno nel 1570 dal
Capitolo della nostra Abbazia tutti i beni della stessa, assieme alla
giurisdizione temporale. Nel 1603 si fregeranno dei titoli di Baroni e
Duchi di Bagnara, ed impronteranno la storia di Bagnara. Ma il 5
febbraio 1783, gran parte della Calabria, ma soprattutto Bagnara fu
colpita da un terribile sisma, che provocò la distruzione della vecchia
città, non risparmiando nemmeno la vecchia Abbazia che fu ridotta ad un
cumulo di rovine.
Questo funesto evento
segnò la nascita dell’attuale conformazione del centro abitato; si
costruirà lungo la marina, inizialmente nella zona rupestre di Maturano
e della Sirena. La rupe di Marturano, dov’era situato l’antico borgo,
verrà abbandonato ed adibito a zone residenziali per poche facoltose
famiglie. Con l’eversione della feudalità ci si scrolla di dosso la
tirannia e la prepotenza dei Ruffo, ai quali, succederanno, in senso
lato, dal momento che ne erediteranno la quasi totalità dei beni, la
famiglia De Leo che resterà per tutto il XIX sec. E i primi del XX sec.
La famiglia più ricca e potente di Bagnara. L’800 vede anche il trionfo
della borghesia cittadina: infatti il commercio, l’intraprendenza
industriale arricchirono non poche famiglia quali ad es.: i Patamia, gli
Spoleti e etc…che si posero assieme ai De Leo alla guida della città.
Fino a tutto
l’immediato dopo guerra,ovvero, fino a quando la ricchezza fu
considerata sinonimo di prestigio, di potere politico e di governo, una
ricca ed attemprata borghesia resse le sorti della città. Di contro,la
miseria e la fame erano diffuse (come ovunque nella Calabria e nel
Meridione in genere), e il popolino languiva nel servilismo,
nell’ignoranza, nella superstizione. Va comunque precisato, che a
Bagnara, a differenza di una gran parte dei paesi non di mare, la
ricchezza, in denaro e beni di consumo, ebbe sempre modo e maniera di
circolare, a dispetto non solo delle leggi ma pure di alcune tremende
carestie e calamità che colpirono il paese, ciò grazie alla vicinanza
delle due più grandi città-porto dello Stretto: Reggio Calabria e
Messina; e naturalmente grazie alla intraprendenza e al coraggio della
nostra gente.
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