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qui HOME LA
CITTA' IL
MITO DELLA BAGNAROTA |
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La Bagnarota - Il mito
della donna di Bagnara |
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“ Vini di
Scilla, zafferano di Cosenza e donne di Bagnara dice, non a torto un
proverbio Calabrese; le donne a Bagnara sono di una bellezza
meravigliosa: non di quella greca, fredda, imponente, seria fatta
per troneggiare, ma di una bellezza bruna, fiera e inquieta.
Statuarie, alte diritte, vestite di cotonina, semplicemente, ma
pulitissime, forti ed energiche , queste donne rappresentavano e
rappresentano la parte più viva della popolazione bagnararese. Il
piccolo commercio era nelle loro mani, ed in esso erano
avvedutissime ed infaticabili. La stazione ferroviaria, ogni mattina
era popolata di queste donne, che, pazientemente, sdraiate per terra
accanto alle loro ceste colme di frutta, verdura, pesci, attendevano
i treni che dovevano trasportarle nei paesi dell’interno e della
riviera, donde ritornavano a sera. Altre erano lì accanto i vagoni ,
pronte a scaricarli e per pochi soldi portavano sulla testa
pesantissime gerle e materiale di vario genere. Ed eccole dritte,
col busto eretto,
con passo misurato, quasi ritmico ad
inerpicarsi per salite faticose, senza mai fermarsi, fino alla meta.
Ne ritornavano in fretta, sempre allegre, composte e pronte a
ricominciare. A Bagnara non si costruiva ,non si faceva uno
sgombero,non si caricavano i legnami i velieri provenienti
dall’oriente, senza che queste donne portentose non venivano
assoldate. Ma fra esse ve ne erano di più instancabili ed audaci, erano
quelle dedite al commercio spicciolo con i paesi dell’entroterra, ove
non giungevano ne treni e talvolta strade rotabili. |
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La statua di d'Amelio
dedicata alla Bagnarota |
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E si vedevano alle due , tre di mattina cariche di pesantissime
ceste , partire, piova o faccia sereno, verso S. Eufemia d’Aspromonte, Sinopoli, Cosoleto, Delianuova, ed
altri paesi a decine di Km da Bagnara. Appena vi giungevano
vendevano, barattavano, si caricavano di altre merci che può dare la
montagna e ritornavano nel pomeriggio liete , come se tornassero da
una passeggiata. Si potrebbe, dopo ciò, supporre che esse,
nell’intraprendendenza in cui vivono, siano cattive spose e cattive
madri. È invece il contrario, salvo le eccezioni che si riscontrano
in ogni comunità. Esse rientravano nelle
proprie case, dove gli uomini che esercitavano il mestiere di sarto,
fabbro, calzolaio, pescatore ed agricoltore, e i loro figli li
attendevano.
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Ed è allora che iniziava per esse un altro lavoro, quello di educare
i figli, riordinare la casa, se pur povera nel mobilio e provvedere
alla cucina. Queste donne di Bagnara “Le
Bagnarote”erano conosciute in tutta la provincia di Reggio
Calabria, in quanto rappresentavano una rarità come tipo di donna: a
pochi chilometri di qua e pochi chilometri di là, a Scilla come a
Seminara le donne sono di tipo comune, cioè quelle sedentarie,
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che tessono e badano alla prole e non hanno l’avvenenza delle Bagnarote,
alle quali sembra che il movimento all’aria aperta, lo sforzo fisico, la
responsabilità degli affari sviluppino le forme e illuminano il volto
di vivace bellezza. Il che fu notato da molti scrittori tra cui
l’amato, il quale scrisse: “Castrum Balneariae locupletatum hominibus , sed maxime
que puellis vultus amenitate decoratis “ (Traduzione: Bagnara Calabra
residenza di bagni popolata dagli uomini, ma soprattutto e precisamente
da fanciulle dal volto decorato da amena bellezza)
Testi Vincenzo Barilà |
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